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Lanciata la vela spaziale a propulsione solare.

Alle 8:30 di questa mattina un razzo è partito da Cape Canaveral per portare in orbita una sonda che si muoverà grazie alla spinta della luce solare.



Questa mattina (25 giugno) alle ore 8:30 italiane, un razzo #Falcon_Heavy della società #SpaceX gestita dell’eccentrico imprenditore Elon Musk (lo stesso che ha fondato la Tesla, azienda americana produttrice di vetture totalmente elettriche), era pronto per il lancio sulla piattaforma 39A di #Cape_Canaveral, in Florida. Si tratta della stessa famosa piattaforma che ha visto la partenza di tante missioni del progetto Apollo e che in seguito è stata riadattata per renderla adatta ai lanci dello Space Shuttle, fino al suo pensionamento. Ora quella piattaforma è stata concessa alla società #SpaceX, che da qualche tempo fa uso di razzi in grado, dopo il lancio, di ritornare indietro su piattaforme realizzate ad hoc e di poter così essere riutilizzati per successivi lanci, con un grosso risparmio in termini economici rispetto ai lanci tradizionali che avvenivano fino a poco tempo fa. Si è trattato inoltre del primo lancio notturno per il #Falcon_Heavy (mentre in Italia stava sorgendo il Sole, in Florida era ancora notte fonda).


La sonda LightSail 2 sfrutterà la propulsione fotonica data dalla luce solare.

La notizia interessante sta nel fatto che il #Falcon_Heavy, partito poco fa, oltre ad alcuni satelliti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, trasportava anche una sonda molto particolare, diversa dal solito. La sonda, realizzata dall’associazione americana no-profit Planetary Society grazie ad una raccolta fondi a cui hanno partecipato 40000 persone, si chiama #LightSail2 e nel nome c’è gia tutto quello che serve sapere (light = luce e sail = vela). La novità di questa sonda sta nel metodo di propulsione: non combustione di carburante ma spinta dovuta alla luce solare. La luce infatti è capace di esercitare una certa pressione sui corpi sui quali impatta e la sonda intende proprio sfruttare questa pressione grazie allo spiegamento di una vela che si aprirà quando la sonda verrà sganciata in orbita dal razzo.


La sonda, delle dimensioni di un tostapane, si trova attualmente in una piccola scatola contenitrice; quando la scatola si aprirà, la piccola sonda verrà liberata nello spazio vuoto e potrà dispiegare le proprie vele, che occuperanno così una superficie complessiva di 32 metri quadrati, un po’ più grande, forse, del vostro salotto. È possibile vedere una animazione delle procedure di messa in orbita in questo video realizzato dalla stessa Planetary Society: https://youtu.be/OmGvycgNCg .


Le vele hanno una superficie totale di 32 metri quadri.

Sonde di questo genere sono allo studio da diverso tempo e in particolare la Planetary Society ha cominciato a lavorarci sù nel 2005 arrivando al lancio della prima sonda di prova, la Lightsail 1, dieci anni dopo. All’epoca si è tentato solo di dispiegare le vele in orbita; ora si tratta di fare un step evolutivo in avanti e portare la sonda ad una distanza di 700 chilometri dalla superficie terrestre, più in là dell‘orbita in cui è collocata la Stazione Spaziale Internazionale, sfruttando la spinta fotonica (i fotoni sono le particelle di cui è costituita la luce), dimostrando che questo nuovo sistema di propulsione funziona e che vale la pena di essere ulteriormente sviluppato in futuro, con grande vantaggio in termini economici grazie al risparmio sui propellenti, qui totalmente assenti e rendendo soprattutto possibili i viaggi molto lunghi per i quali il combustibile tradizionale non potrebbe essere stoccato in quantità sufficiente.


Per sapere se la missione avrà avuto successo dovremo aspettare 7 giorni, quando la sonda dispiegherà le sue vele solari triangolari che la spingeranno laddove i progettisti hanno programmato di portarla. È interessante vedere che cosa accadrà con #LightSail2 perché c’è già chi progetta sonde dello stesso tipo, di dimensioni estremamente ridotte, da lanciare lontano dal campo gravitazionale terrestre, verso altre stelle, grazie alla spinta ricevuta da potenti laser generati da Terra e sparati contro la superficie delle vele delle sonde; questo sistema potrebbe accelererarle fino ad una velocità pari al 20% di quella della luce, che, come si sa, rappresenta il valore massimo di velocità possibile. Se si riuscisse davvero in questa impresa, allora si sarà riusciti anche a raggiungere un valore di velocità mai raggiunta prima da nessun apparato tecnologico realizzato dall’uomo. Un record assoluto. Ma prima vediamo cosa accadrà a #LightSail2, incociando le dita e sperando che tutto vada come previsto.

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